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SALUTE CHE FARE!

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
19/02/2016, 11:41

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 I farmaci inibitori di pompa protonica (PPI) potrebbero aumentare il rischio di demenza...



Indigestione, reflusso gastroesofageo e acidità di stomaco sono il campo d’azione dei farmaci inibitori di pompa protonica (PPI). Medicinali che, stando ai risultati di uno studio tedesco, potrebbero aumentare il rischio di demenza del 44%. I farmaci nel mirino degli scienziati agiscono riducendo la quantità di acido cloridrico prodotto dallo stomaco e vengono prescritti ogni anno a milioni di persone afflitte da bruciore gastrico, reflusso acido o ulcere peptiche. Il lavoro si è basato sui dati assicurativi di 74 mila persone over 75 tra il 2004-2011, dai quali è emerso che 29.510 di loro hanno sviluppato la demenza: in particolare tra i 2.950 che assumevano regolarmente inibitori di pompa protonica una percentuale maggiore rispetto al gruppo generale si è ammalata di demenza. I ricercatori hanno così calcolato un aumento del rischio del 44% rispetto ai coetanei che non avevano assunto PPI. Gli stessi investigatori del Centro tedesco per le malattie neurodegenerative di Bonn riconoscono, comunque, di non essere stati in grado di identificare i diversi fattori di rischio per la demenza. «Il presente studio - affermano gli autori dell’indagine su Jama Neurology - può fornire solo un’associazione statistica tra l’assunzione di PPI e rischio di demenza. Il possibile meccanismo biologico sottostante dovrà essere esplorato in studi futuri». Ma non si tratta del primo sospetto sull’azione di questi farmaci. Una ricerca indipendente, condotta l’anno scorso dalla Stanford University, aveva evidenziato un possibile legame tra PPI e attacchi cardiaci. 


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