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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
07/01/2016, 12:12

tubercolosi, escrementi, Roma, batteri, antibiotici,



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 Cresce l’allarme per il rischio tubercolosi potenzialmente trasmissibile dalle feci degli storni che hanno invaso Roma.



Cresce l’allarme per il rischio tubercolosi potenzialmente trasmissibile dalle feci degli storni che hanno invaso Roma. «Oltre a rendere scivolose le strade e a colpire i passanti - denuncia l’Associazione per i diritti di utenti e consumatori (Aduc) - gli escrementi degli storni possono contenere il Mycobacterium tubercolosis avio, un ceppo parente del germe della tubercolosi umana resistentissimo ai farmaci: essendo ricoperto da uno strato ceroso, può rimanere per mesi nelle feci che gli storni lasciano sulle strade e che, una volta secchi, vengono polverizzati, trasportati dal vento e respirati dall’uomo insieme al batterio». L’Aduc afferma di aver allertato, già nel lontano 1998, l’allora sindaco di Roma Francesco Rutelli senza ottenere risposte. 
A ridimensionare il pericolo è Antonio Chirianni, presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit). «Il problema della presenza nel guano prodotto dagli storni del germe Mycobacterium tubercolosis avio, responsabile di una forma di tubercolosi, esiste. Ma la possibilità di un contagio nell’uomo è un evento rarissimo. Non c’è un rischio zero, perché non può esserci in natura, ma molto dipende dalla salute del sistemo immunitario». Senza comunque dimenticare che nelle feci che ricoprono il manto stradale a Roma, aggiunge l’esperto, oltre al germe della tubercolosi possono annidarsi funghi, protozoi, virus, parassiti e batteri.
«La malattia da Mycobacterium tubercolosis avio è un evento raro nell’uomo dove si manifesta solo in casi fortemente immunocompromessi, per esempio nei pazienti con Aids o con fibrosi cistica. Ma se ci fossero stati già dei casi - sottolinea Chirianni - il sistema di sorveglianza l’avrebbe segnalato e le Asl sarebbero già corse ai ripari». 
Utile, secondo il presidente Simit, sarebbe un’attenta pulizia delle zone dove è maggiormente presente il guano. Senza tuttavia dimenticare che esistono altre malattie come l’ornitosi che colpiscono i piccioni presenti in città. Nell’uomo può provocare febbre, tosse, forti cefalee e, con minore frequenza, difficoltà respiratorie.



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