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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
04/01/2016, 13:42

salute, regioni,



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 Sono lontani dall’essere omogenei i livelli sanitari nel Paese. Se a stare in salute sono Trentino, Lombardia e Lazio, in condizioni non proprio ottimali risultano...



Sono lontani dall’essere omogenei i livelli sanitari nel Paese. Se a stare in salute sono Trentino, Lombardia e Lazio, in condizioni non proprio ottimali risultano Veneto, Friuli, Toscana e Marche, mentre a stare peggio è la Calabria. È quanto emerge dall’Indice di performance sanitaria (Ips) realizzato dall’istituto Demoskopika su ben 7 aspetti diversi della sanità regionale: soddisfazione dei servizi sanitari, mobilità attiva, mobilità passiva, liste d’attesa, spesa sanitaria, spese "catastrofiche" e famiglie impoverite a causa delle spese sanitarie. Il quadro mostra 7 realtà regionali "sane", 5 "influenzate" e 8 "malate". In testa alla classifica, con il più alto indice di performance, si collocano Trentino Alto Adige, seguito da Lombardia e Lazio. In coda si posizionano Calabria, preceduta da Puglia e Sicilia. 
Le migliori performance si registrano al Nord con 5 regioni e al Centro con 2. Sul versante opposto, i peggiori piazzamenti si registrano nell’intero Mezzogiorno. Sui risultati hanno pesato in chiave positiva per il Trentino i due primi posti ottenuti nelle classifiche parziali della soddisfazione dei servizi sanitari e della rinuncia a curarsi a causa delle lunghe liste d’attesa. In tutt’altra direzione la performance della Calabria, il cui primato negativo della regione più malata è determinato da tre ultimi posti: rinuncia a curarsi per le lunghe liste d’attesa, famiglie impoverite per spese sanitarie pagate di tasca propria (farmaci, case di cura, visite specialistiche, cure odontoiatriche, ecc.) e quota di famiglie oberate da spese sanitarie private "catastrofiche", cioè da spese che superano la disponibilità al netto delle spese di sussistenza.
Nel 2013, in Calabria, oltre 50 mila famiglie sono state costrette ad affrontare spese socio-sanitarie catastrofiche, pari al 6,3% delle famiglie residenti a fronte di una media italiana del 3,2%. Inoltre, sono stati circa 15 mila i nuclei familiari che sono finiti sotto la soglia di povertà per spese sanitarie pagate di tasca propria. Infine, sono stati 227 mila i calabresi che hanno rinunciato a curarsi: 170 mila per motivi economici, 37 mila a causa delle lunghe liste d’attesa per l’accesso alle prestazioni, 6 mila per l’impossibilità di assentarsi dal lavoro, 4 mila per paura delle cure, 6 mila in attesa di risoluzione spontanea del problema e 4 mila per altri motivi.



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