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LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
24/12/2015, 11:02

leucemia linfoide, ibrutinib, chemioterapia, anziani,



Nuovo-farmaco-biologico-promette-di-rivoluzionare-il-trattamento-della-leucemia-linfoide-cronica-nell’anziano


 Nuovo farmaco biologico contro la leucemia linfoide negli anziani promette di rivoluzionare la cura evitando il ricovero e riducendo gli effetti collaterali.



Un’alternativa alla chemioterapia contro la leucemia linfoide negli anziani promette di rivoluzionare la cura evitando il ricovero e riducendo gli effetti collaterali. A rivelarlo sono i risultati di una sperimentazione internazionale con il farmaco biologico ibrutinib, condotta anche dall’ospedale Niguarda di Milano (che ha partecipato con il più alto numero di pazienti arruolati), presentati dall’ematologa milanese Alessandra Tedeschi al Congresso della Società americana di ematologia (Ash) di Orlando.
Lo studio, l’unico in cui il farmaco è stato usato in prima linea di terapia e messo a confronto con il trattamento standard tradizionale, è stato condotto su 269 pazienti di oltre 65 anni con diagnosi di leucemia linfoide cronica non precedentemente trattati. I dati hanno evidenziato come il nuovo farmaco migliori la sopravvivenza dei pazienti con una bassa percentuale di effetti collaterali gravi.
«Si tratta di una grossa novità - spiega Enrica Morra di Niguarda, coordinatrice scientifica della Rete ematologica lombarda - in grado di cambiare realmente le possibilità di cura nell’anziano con risultati decisamente positivi». 
Se nei pazienti più giovani il trattamento della leucemia linfoide cronica (Llc) mediante chemioterapia associata a immunoterapia ha mostrato un significativo miglioramento della sopravvivenza, «molto più difficile è la gestione del paziente anziano - sottolinea Alessandra Tedeschi - dal momento che spesso presenta problemi dovuti a patologie concomitanti che non permettono una buona tollerabilità alla terapia tradizionale. Il rischio, in questi casi, è quello di somministrare una terapia meno efficace per evitare gli effetti tossici correlati». L’introduzione di farmaci non chemioterapici come ibrutinib, che agiscono selettivamente sulla cellula tumorale ripristinando i meccanismi fisiologici che conducono alla sua distruzione, agevola dunque il trattamento nell’anziano grazie al basso profilo di tossicità e alla possibilità di somministrare il farmaco per via orale.

 


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