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SALUTE CHE FARE!

La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
04/12/2015, 13:28

tiroide, levotiroxina, ipotiroidismo,



Tiroide,-tutto-quello-che-vorreste-sapere-navigando-in-rete-e-non-trovate


 



«Un ruolo chiave nella corretta informazione del paziente con patologia tiroidea può essere svolto dalle associazioni di pazienti». Ad affermarlo al 9° Congresso dell’Associazione italiana della tiroide (Ait), in corso a Udine, è il presidente del Comitato associazioni pazienti endocrini (Cape) Paola Polano, organismo cui aderisce la quasi totalità delle associazioni di pazienti endocrinologici del territorio nazionale. «Le associazioni sono in grado di selezionare, sulla base dell’esperienza collettiva, e fornire contenuti informativi di collaudata efficacia. Ne sono un buon esempio i siti di alcune delle principali organizzazioni britanniche di supporto ai pazienti con patologia tiroidea come la British thyroid foundation (www.btf-thyroid.org) e la Butterfly thyroid cancer trust (www.butterfly.org.uk), che oltre a consentire a chi visita il sito di scaricare documentazione su patologie, farmaci e test diagnostici, fanno anche informazione raccontando storie di pazienti, proponendo filmati, e invitando i pazienti che entrano in contatto con loro a partecipare in prima persona a progetti specifici di volontariato. In Italia, sul sito www.tiroide.com, è possibile accedere ai siti di ciascuna associazione di pazienti esistenti in Italia in base al proprio territorio di riferimento».
"I medici - afferma Frasoldati - sono chiamati a prendere atto del ruolo di riferimento che la rete ha guadagnato sui temi della salute. L’endocrinologo deve conoscere i principali siti facilmente accessibili, in grado di fornire informazioni corrette sulle patologie tiroidee e aiutare i propri pazienti ad attrezzarsi culturalmente ed evitare fonti non affidabili».
«Il ricorso all’uso di internet dovrebbe essere "prevenuto" da un buon rapporto medico-paziente; un paziente soddisfatto e ben informato, sarà meno attratto dalle incerte risposte che può fornire la rete», aggiunge Marco Centanni, direttore UOC di Endocrinologia dell’Università La Sapienza, Ospedale Santa Maria Goretti di Latina. «Nelle malattie della tiroide, e nell’ipotiroidismo in particolare, la personalizzazione delle terapie è una necessità primaria. L’approssimazione terapeutica ha un costo clinico e un costo economico: nel caso della terapia con la levotiroxina un’importate quota di pazienti denuncia uno stato di malessere e successive indagini anamnestiche rilevano che la non perfetta aderenza alla terapia, l’impiego di farmaci che riducono l’assorbimento della levotiroxina e ancora altri motivi sono causa di insuccesso terapeutico. Tale condizione, talvolta, peggiora il rapporto medico-paziente e offre ulteriori motivazioni alla ricerca online. Fondamentale, dunque, conoscere le principali cause che possono inficiare la terapia. Il passo successivo è la personalizzazione della terapia che può comprendere preparazioni alternative alla formulazione in compresse (liquido e capsule gel soffici) utili per quei pazienti "difficili" che rappresentano un numero tutt’altro che trascurabile. I costi dell’approssimazione terapeutica, uniti a quelli di questi pazienti complessi (bambini, donne gravide, anziani in politerapia, pazienti con patologie o resezioni del tratto gastrointestinale, ecc.) sono elevati e richiedono uno sforzo culturale e di aggiornamento».
«Alcuni dati della letteratura - chiarisce Bernadette Biondi, associato di Endocrinologia del Dipartimento di Medicina clinica e chirurgia dell’Università Federico II di Napoli - suggeriscono che l’impiego di una terapia combinata con L-Tiroxina (T4) e liotironina (T3) può migliorare la qualità di vita di alcuni pazienti ipotiroidei. Il trattamento combinato potrebbe rivelarsi utile nei pazienti che hanno subito l’asportazione completa della tiroide, in quanto dopo la chirurgia viene a mancare il contributo della ghiandola che normalmente produce il 20% della T3 circolante. La necessità di una terapia combinata dev’essere però sempre valutata dallo specialista».



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