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SALUTE CHE FARE!

La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
04/11/2015, 16:08

ictus, terapia, anticoagulanti orali, Nao,



Nuove-opzioni-terapeutiche-per-contrastare-l’ictus-da-fibrillazione-atriale


 L’ictus è una patologia tempo-dipendente, dove la tempestività degli interventi diventa un elemento cruciale.



L’ictus è una patologia tempo-dipendente, dove la tempestività deglininterventi diventa un elemento cruciale. Ma se la manifestazione dell’eventonpuò essere improvvisa, esiste una pluralità di fattori di rischio che possononessere prevenuti e curati per evitare che il fenomeno si verifichi:nipertensione arteriosa, dislipidemie, diabete, alterazioni del ritmo cardiaconcome la fibrillazione atriale (FA). Quest’ultima è la forma di aritmia cardiacanpiù frequente, in continua crescita nella popolazione generale, che colpisce unnmilione di persone nel nostro Paese, aumenta il rischio ischemico di circa 5nvolte ed è responsabile del 15% di tutti gli ictus cardioembolici (30% neglinultraottantenni). Da sottolineare, poi, che gli ictus associati a FA sono piùngravi e provocano invalidità maggiore rispetto agli eventi che colpiscono chinnon ne è affetto.nn«In Lombardia - sottolinea Fabrizio Oliva, responsabile dell’Unità coronaricandell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano e presidente della Sezione regionalenANMCO Lombardia -ci sono circa 100-200 mila pazienti affettinda FA, con 28 mila nuovi casi l’anno».nn«La prevenzione delle complicanze tromboemboliche - continua Oliva - sinbasa sull’uso degli anticoagulanti orali, antagonisti della vitamina K e nuovi anticoagulantinorali (Nao), mentre la prescrizione di antiaggreganti piastrinici, spesso utilizzatinin alternativa, conferiscono una protezione limitata e, secondo le linee guidanpiù recenti, non dovrebbero essere utilizzati se non in casi selezionati. Sengli antagonisti della vitamina K (warfarin), che pur hanno dimostrato in unanrecente metanalisi di ridurre il rischio cardioembolico del 64%, nella praticanclinica presentano alcune difficoltà di gestione come la necessità di frequentincontrolli ematici per l’aggiustamento del dosaggio, l’interazione con alimentined altri farmaci. La recente introduzione dei Nao - precisa Oliva - ha resondisponibili farmaci che al contrario non necessitano di un controllo routinariondella coagulazione, sono più maneggevoli ed evidenziano una riduzione dellenemorragie intracraniche, dimostrando un buon rapporto costo-efficacia». nnNonostante questo, i dati disponibili in Italia indicano unnsotto-trattamento dei pazienti con FA, anche di quelli ad alto rischio.nUn’elevata percentuale di pazienti (circa il 50%), soprattutto anziani,nnonostante una chiara indicazione all’anticoagulazione, non riceve alcuna curanspecifica o è in terapia con farmaci antiaggreganti la cui efficacia appare, alnmomento, limitata e discutibile. Inoltre, a questi si devono aggiungere inpazienti attualmente in trattamento anticoagulante orale (Tao) che, anche connfrequenti monitoraggi e aggiustamenti della dose, presentano valori fuori rangenterapeutico in una proporzione variabile dal 30 al 50%. «Nella sola RegionenLombardia - aggiunge Oliva -  si stimanonoltre 52 mila pazienti a maggior bisogno clinico non soddisfatto, il 54% deinquali trattati con un farmaco antiaggregante piastrinico, il 22% trattati connantagonisti della vitamina K e il 24% non trattati».


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