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SALUTE CHE FARE!

La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
29/10/2015, 18:23

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Ictus,-da-malattia-multifattoriale-a-fenomeno-cerebrovascolare-acuto-


 L’ictus cerebrale non va considerato solo un fenomeno "acuto" da gestire in emergenza, ma una malattia...



L’ictus cerebrale non va considerato solo un fenomeno "acuto" da gestire in emergenza, ma una malattia multifattoriale sui fattori di rischio della quale non esiste ancora una piena consapevolezza. Fattori che individuati tempestivamente possono essere corretti e curati prevenendo l’incidente cerebrovascolare acuto, che una volta avvenuto va gestito correttamente fino alla messa in atto di un adeguato percorso di riabilitazione in una logica di continuità assistenziale tra ospedale e territorio e di stretta collaborazione tra specialista e medico di famiglia. Questi gli elementi emersi nell’incontro stampa su "L’ictus si previene ’curando’ il territorio" promosso dall’Associazione per la lotta all’ictus cerebrale (ALICe) Lombardia svoltosi a Milano nella sede del Consiglio Regionale della Lombardia.
 «L’ictus è un grave problema di salute pubblica - afferma Fabrizio Carletti, presidente di ALICe Lombardia - che colpisce ogni anno circa 200 mila italiani (ictus ischemico nell’80% dei casi ed emorragico nel restante 20%), con le conseguenze che ne derivano in termini di mortalità, disabilità e costi per il Sistema sanitario nazionale». 
«Dal punto di vista delle innovazioni terapeutiche - aggiunge Elio Clemente Agostoni, direttore della SC Neurologia e Stroke unit dell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano e coordinatore per la Regione Lombardia della Società italiana di neurologia (Sin) e della Società italiana neurologi, neurochirurghi e neuroradiologi ospedalieri (Sno) - negli ultimi 10 anni abbiamo assistito ad enormi progressi dall’introduzione della trombolisi sistemica (farmaci capaci di sciogliere i trombi nell’arteria cerebrale), che ha portato notevoli miglioramenti sulla riduzione della mortalità e soprattutto della disabilità, alla trombectomia meccanica (rimozione attraverso micorocateteri del trombo nell’arteria cerebrale occlusa tramite dispositivi definiti "stent triver" che permettono di catturare il trombo e portarlo fuori dalla circolazione sanguigna). La combinazione di queste due procedure ha dimostrato, in tutti gli studi clinici, un’efficacia decisamente superiore rispetto alla sola trombolisi venosa. Tuttavia, per essere efficace, questo approccio terapeutico deve essere praticato in una finestra terapeutica ristretta: al massimo entro 4 ore dall’insorgenza dei primi sintomi nel caso della sola trombolisi, fino a 6 ore se effettuata in combinazione con la trombectomia meccanica».
Purtroppo non tutti i centri sono attrezzati per questa doppia procedura. «In Lombardia - ricorda Agostoni - tali centri devono avere le caratteristiche proprie delle stroke unit di 2° livello: neurologi dedicati e neurointerventisti capaci di aggiungere la seconda azione terapeutica. I centri con queste caratteristiche sono 9 (mentre le stroke unit lombarde sono 42) e sarebbero numericamente sufficienti per soddisfare le necessità del territorio. Ma si deve fare di più. Dobbiamo perfezionare le stroke unit che hanno già queste valenze, aggiungendo figure professionali che possano costituire la base per offrire questa terapia 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno».



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