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SALUTE CHE FARE!

La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
16/10/2015, 17:50

glutine, celiachia, intolleranza, allergia,



Spopola-anche-in-Italia-la-dieta-priva-di-glutine


 È boom di persone che eliminano il glutine (la proteina del grano) dalla propria dieta, perché lo ritengono responsabile di presunti sintomi ...



È boom di persone che eliminano il glutine (la proteina del grano) dalla propria dieta, perché lo ritengono responsabile di presunti sintomi comparsi dopo la sua ingestione. Uno dei tanti fenomeni fai-da-te che esplodono all’improvviso senza il riscontro di qualche esame diagnostico che ne asserisca la validità. Stando alle stime più probabili, infatti, la sensibilità al glutine non arriva a colpire neppure l’1% della popolazione.
Per di più la sensibilità al glutine, da distinguere nettamente dall’intolleranza (celiachia) o dall’allergia a tale proteina, è un disturbo che non è stato ancora dimostrato scientificamente e che potrebbe rappresentare in realtà un problema sovrastimato.
Attenzione soprattutto ai rischi della dieta fai-da-te: adottare un regime dietetico privo di glutine senza aver fatto alcun test di rivelare un vera patologia impedisce al medico di fare una diagnosi certa; inoltre, rimuovere carboidrati contenenti glutine dalla dieta può nascondere eventuali problemi metabolici invece che immunologici, come la sindrome metabolica o l’incipiente diabete di tipo 2. Inoltre, la dieta senza glutine praticata per molto tempo può comportare una riduzione di proteine, fibre, folati, niacina, vitamina B12, riboflavina (perché l’assunzione di grano e derivati è un ottimo apporto di questi nutrienti) al prezzo di un eccesso di acidi grassi saturi.
«Sulla sensibilità al glutine non celiaca non si possono oggi fornire risposte sicure» afferma Italo De Vitis, presidente del Comitato scientifico dell’Associazione italiana celiachia (AIC) Lazio e specialista in Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’UOC Medicina interna e Gastroenterologia del Policlinico A. Gemelli di Roma. «Gran parte del mondo scientifico ne è convinto, ma numerosi autorevoli ricercatori, da anni impegnati a indagare il problema delle patologie glutine-correlate, restano scettici. Sta di fatto che, per quanto esista qualche sospetto sostenuto da studi scientifici anche italiani, ancora non esiste la prova certa della sua esistenza».
Le patologie "certe" correlate al glutine, o meglio al grano, sono la celiachia (definita intolleranza al glutine), che in realtà per le sue caratteristiche biologiche ha un comportamento da malattia autoimmune, e l’allergia al grano, documentabile dall’allergologo con opportuni test, responsabile di una vera reazione allergica alle proteine del grano diverse dal glutine e, come tale, trattabile con dieta di esclusione e talora con alcuni farmaci.
Il dato più preoccupante è l’enorme confusione e spesso la disinformazione che circolano sulle patologie glutine-dipendenti, che ancora vengono diagnosticate con metodiche non convenzionali nonostante la celiachia sia tutelata da una legge (L.123/2005) e le numerose evidenze scientifiche che la supportano.
L’invito sempre più pressante, condiviso anche dal Ministero della Salute, ha spiegato l’esperto gastroenterologo, «è di non iniziare la dieta priva di glutine senza aver fatto tutti i passaggi necessari ad accertare con la diagnosi una vera patologia glutine-correlata». 
«Occorre evitare assolutamente - conclude De Vitis - il ricorso al "senza glutine" inseguendo una moda, come avviene negli Stati Uniti dove la gluten free diet rappresenta soprattutto uno status symbol, in grado di quintuplicare il fatturato delle aziende di settore».



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