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SALUTE CHE FARE!

La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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CEFALEE

 

LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
09/10/2015, 13:40

microbiota intestinale, obesit, prebiotici, flora batterica intestinale, insulina,



Sotto-accusa-l’alterazione-della-flora-intestinale-quale-co-responsabile-di-obesità


 L’alterazione del microbiota intestinale potrebbe rappresentare una concausa per l’obesità.



L’alterazione del microbiota intestinale (disbiosi), indotta da una o più possibili cause tra cui l’abuso di antibiotici soprattutto in età pediatrica o una dieta eccessivamente ricca di grassi e proteine, potrebbe rappresentare una concausa per l’obesità. Ad osservarlo per la prima volta nel 2006 è stato uno studio americano che ha dimostrato come sia nell’animale sia nell’uomo l’obesità si associ a una variazione della popolazione batterica intestinale, che il microbiota alterato comporti un’aumentata estrazione di calorie da alimenti inerti come le fibre e che il suo trapianto in un animale magro lo rende grasso.
Oggi, a distanza di alcuni anni, appare chiaro come l’obesità sia una patologia multifattoriale caratterizzata da infiammazione di basso grado e aumentata resistenza all’insulina, dove il ruolo della disbiosi è importante e si esplica attraverso vari meccanismi. Per esempio l’assorbimento dei polisaccaridi complessi contenuti nelle fibre vegetali, poi trasformati in acidi grassi a catena corta e convogliati al fegato per costituire nuovo grasso, e in trigliceridi da depositare nel tessuto adiposo e nel fegato stesso; oppure la soppressione, da parte del microbiota, di un enzima che idrolizza i trigliceridi favorendone l’accumulo nella cellula adiposa; o ancora l’assorbimento di un fattore tossico contenuto nella parete dei batteri Gram negativi a causa di un’aumentata permeabilità intestinale, che a sua volte si traduce in un’aumentata produzione di sostanze proinfiammatorie con aumento della cosiddetta infiammazione metabolica e dell’insulino-resistenza. 
Interessanti sono, a questo proposito, le sperimentazioni cliniche - già effettuate nell’animale e avviate anche nell’uomo - sulla possibilità di trattare l’obesità e la steatosi epatica mediante la somministrazione di prebiotici.



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