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LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
25/09/2015, 18:11

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 Aumenta il rischio di fratture ossee nei soggetti con diabete di entrambi i sessi, soprattutto in concomitanza di ...



Aumenta il rischio di fratture ossee nei soggetti con diabete di entrambi i sessi, soprattutto in concomitanza di trattamenti farmacologici e obesità.
«Il diabete si conferma un importante fattore di rischio per alterazioni della massa ossea: questi pazienti mostrano un rischio doppio di incorrere in fratture» spiega Andrea Giustina, direttore del Servizio di endocrinologia dell’AO Spedali Civili di Brescia, nonché presidente del Glucocorticoid induced osteoporosis skeletal endocrinology group (Gioseg), intervenuto nei giorni scorsi allo Skeletal Endocrinology Meeting di Brescia.
«Ma c’è di più, soprattutto i soggetti giovani con diabete di tipo 1 presentano un rischio molto più alto, quasi sei volte maggiore rispetto ai soggetti sani della stessa età con danni a carico di anca e femore, mentre per chi soffre di diabete di tipo 2 il rischio è pari a circa una volta e mezzo. Inoltre, non ci sono evidenti differenze tra uomini e donne, ma nei maschi la consapevolezza è quasi del tutto assente. Per finire, i meccanismi con cui la patologia influisce sul metabolismo osseo sono profondamente diversi nelle due forme di diabete». 
A sottolinearlo in modo "definitivo" è una recentissima metanalisi, che ha preso in esame 6 milioni e 900 mila soggetti di cui 82 mila con una storia clinica di fratture, pubblicata lo scorso mese di agosto su Osteoporosis International.
«Nel diabete di tipo 1 è alterata la capacità dell’osso di formare nuovo tessuto causando depauperamento osseo. Le ossa, infatti, sono un tessuto sottoposto a un processo continuo dinamico di riassorbimento e produzione», continua Giustina. «Nel diabete di tipo 2, invece, la massa ossea è spessa, ma ad essere compromessa è la qualità dell’osso. L’eccesso di zuccheri nel sangue, infatti, si lega alle proteine delle fibre collagene formando un agglomerato gelatinoso denso, ma tutt’altro che resistente, anzi particolarmente fragile. A complicare il quadro si aggiunge il fatto che il diabete di tipo 2 colpisce la popolazione anziana e si accompagna a complicanze neurologiche, vascolari, deficit visivi, problemi di orientamento e dell’equilibrio, sovrappeso».
A giocare un ruolo chiave è la durata di malattia: nelle giovani donne con diabete di tipo 1 da almeno 5 anni, il rischio di fratture aumenta di ben 12 volte rispetto alle donne sane. 
Il percorso verso la diagnosi è purtroppo complicato e in genere avviene solo a danno avvenuto: lo scadimento dell’osso, infatti, non riguarda tanto la densità del tessuto, ma la qualità delle cellule, un aspetto spesso non identificato dalle metodiche diagnostiche tradizionali. Per questo negli over 55 è necessario un grosso impegno di sensibilizzazione focalizzato sul pubblico maschile. Non è un caso che una frattura negli over 55 faccia prevedere un aumento del rischio di mortalità e di declino funzionale: nei 12 mesi successivi al trauma si osserva una mortalità del 36% negli uomini e del 21% nelle donne. Ma anche le fratture subite in giovane età sarebbero un fattore prognostico negativo per la fragilità dello scheletro: se occorse tra i 20 e 50 anni sono associate ad un aumento del 74% delle fratture dopo il giro di boa della quinta decade. 



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