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LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
05/06/2015, 18:50

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 È stato scoperto un marcatore genetico che potrebbe aiutare a elaborare diagnosi molto precoci di dislessia.



È stato scoperto un marcatore genetico che potrebbe aiutare a elaborare diagnosi molto precoci di dislessia, un disturbo della lettura che si manifesta nella difficoltà di leggere e comprendere testi e numeri.
Uno studio pubblicato su The Journal of Neuroscience, condotto da Guido Marco Cicchini dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr) di Pisa e Maria Concetta Morrone dell’università di Pisa in collaborazione con Daniela Perani dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, e Cecilia Marino e Sara Mascheretti dell’Ircss Medea, ha dimostrato che esiste una correlazione tra un particolare tipo di dislessia di origine genetica, causata da un’alterazione di un gene, il DCDC2, e un disturbo specifico della visione.  
«Scoprire un marcatore genetico e fisiologico - spiega Cicchini - cambia radicalmente tale prospettiva: in futuro, la diagnosi di questo tipo di dislessia potrebbe essere più semplice e molto più precoce».   
Era già noto che il 20% dei dislessici ha un’alterazione del gene DCDC2, ma il suo ruolo non era stato ancora definito. Nella ricerca sono state messe a confronto persone affette da dislessia e persone che ne erano prive. Dai risultati è emerso che i dislessici portatori dell’alterazione del gene DCDC2 sembrano ciechi al movimento di alcuni stimoli visivi.
«Questi soggetti dislessici riportano correttamente la forma o l’orientamento di un oggetto, ma se forzati a indicare la direzione in cui si muovono alcuni stimoli tirano a caso- chiarisce Maria Concetta Morrone - Per fortuna questo deficit è presente solo per alcuni tipi di stimoli e quindi l’impatto nella vita quotidiana può essere limitato, ma in alcuni casi potrebbe non essere così: per esempio la direzione di un pedone o di una bicicletta visti da lontano potrebbe non essere percepita. Siamo di fronte a un sottotipo particolare di dislessia che sarebbe auspicabile riconoscere e trattare in maniera specifica nei primi anni di vita e la genetica può aiutare a selezionarlo in età molto giovane, quando le terapie riabilitative sono più efficaci».  
Dallo studio è anche emerso che la difficoltà era presente anche nei dislessici che non presentavano l’alterazione genetica del DCDC2, ma la gravità era molto più bassa.
Questa scoperta potrebbe essere un punto di partenza per definire terapie più appropriate, soprattutto nella dislessia legata ad alterazioni genetiche.



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