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LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
05/10/2018, 10:36

catena alimentare, microplastiche, alterazione ecosistema, microrganismi marini



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 Entrano nella catena alimentare le microplastiche, che in mare alterano l’ecosistema a partire dai microrganismi marini..



Entrano nella catena alimentare le microplastiche, che in mare alterano l’ecosistema a partire dai microrganismi marini. A confermarlo sono i primi risultati della sperimentazione condotta nel golfo di Napoli dalla stazione zoologica Anton Dohrn, che ha installato 6 grandi laboratori sommersi ad oltre 15 metri di profondità di 2 metri di diametro per il campionamento delle acque nell’area di Mergellina. Obiettivo della ricerca è comprendere gli effetti su biodiversità e componenti più grandi che possono finire nei nostri piatti.
«Gli studi effettuati finora non hanno tenuto conto di tutta la colonna d’acqua, visto che normalmente i prelievi per il campionamento vengono effettuati in superficie - spiega Christophe Brunet, che ha curato la ricerca internazionale, - né tantomeno hanno preso in considerazione frammenti di dimensioni inferiori a 0,3 millimetri». A Napoli, invece, questi due aspetti sono stati tenuti in considerazione e il risultato del campionamento, in termini numerici, cambia in modo netto.
Se infatti le acque superficiali contengono dai 4 ai 10 frammenti ogni 1000 litri di acqua, dato comparabile con quello del Mare del Nord, dell’Oceano Pacifico e Atlantico, quelle più profonde presentano dai 14 ai 23 frammenti per 1000 litri di acqua. «Le microplastiche non restano in superficie e anche se i frammenti sono piccoli e leggeri, una parte consistente scende», spiega ancora Brunet. Lo studio mette in rilievo che già dopo un giorno i frammenti si ritrovano dai 5 ai 10 metri di profondità. IL 50-90% degli stessi si ritrovano a 10 metri dopo 6 giorni».
L’impatto più preoccupante è quello sui microrganismi marini, visto che i frammenti sono colonizzati dai batteri nel giro di poche ore finendo per modificare in maniera rilevante e significativa la biodiversità batterica presente nell’acqua e l’attività biologica batterica con la conseguenza il ciclo naturale delle piccole molecole presenti in acqua viene alterato. A modificarsi è la composizione della comunità delle microalghe e quella dei piccolissimi animali (i microzooplancton) che si nutrono di microalghe e batteri. 
Allo stesso tempo, le microalghe si "attaccano" sulle microplastiche modificando così la loro distribuzione spaziale nella massa d’acqua, nonché la grandezza e la densità (il peso) delle microplastiche. Questi aggregati, sedimentando più velocemente verso il fondo, diventano prede ancora più appetibili per erbivori, invertebrati (crostacei) o vertebrati (pesci). Parallelamente queste microplastiche, ingerite da animali erbivori, entrano nella catena alimentare. Secondo lo studio, le microplastiche incidono sia sulla parte microscopica dell’ecosistema, modificandone l’equilibrio, sia sulla parte macroscopica quando vengono ingerite. «Il connubio fra queste due conseguenze - conclude Brunet - può essere drammatico»



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