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SALUTE CHE FARE!

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LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
21/09/2018, 10:59

dieta mediterranea, mutazioni genetiche BRCA, alimentazione



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 Seguire una dieta mediterranea a ridotto apporto proteico, abbinandola a una sana attività fisica, protegge le donne..



Seguire una dieta mediterranea a ridotto apporto proteico, abbinandola a una sana attività fisica, protegge le donne portatrici delle mutazioni genetiche BRCA, le stesse che hanno spinto l’attrice Angelina Jolie a sottoporsi ad interventi di chirurgia preventiva a seno e ovaie. A raccomandarlo è uno studio pubblicato su Cancers, coordinato dalla Fondazione IRCCS Istituto nazionale di tumori (INT) di Milano, finanziato dal ministero della Salute e dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc). Secondo la ricerca, peraltro ancora in corso, l’effetto-scudo varrebbe per le donne adulte con mutazioni dei geni BRCA sia con carcinoma (Ca) mammario sia sane.
Le donne con mutazioni BRCA, spiegano gli esperti, hanno un rischio molto elevato di sviluppare un cancro al seno nel corso della vita, tanto che il 55% di loro si ammala. Ma non tutte sviluppano un tumore, poiché oltre a fattori predisponenti di natura genetica esistono anche fattori ambientali, legati allo stile di vita e all’alimentazione, in grado di modificare la percentuale di donne che effettivamente si ammala. 
«Precedenti studi osservazionali suggeriscono come alcuni fattori come obesità, diabete, consumo di latte e sedentarietà siano associati, anche nelle donne con mutazione dei geni BRCA, a una maggiore frequenza di carcinoma della mammella» spiega l’autrice dello studio Patrizia Pasanisi, nutrizionista, epidemiologa e specialista in Medicina preventiva 
del Dipartimento di Medicina predittiva e per la prevenzione della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano. 
«Tutti questi fattori sono generalmente correlati a livelli sierici più elevati del fattore di crescita insulino-simile di tipo 1 (IGF-1). Poiché in un lavoro precedente avevamo dimostrato come il Ca della mammella fosse più frequente nelle donne con mutazioni BRCA e livelli sierici più elevati di IGF-1, abbiamo deciso di provare a ridurre l’IGF-1 con la dieta in uno studio controllato».
La nuova ricerca ha così evidenziato come 6 mesi di dieta mediterranea a ridotto apporto proteico (circa 11% delle calorie da proteine) siano efficaci nel ridurre possibili fattori di rischio importanti per il Ca mammario associato a mutazioni BRCA. Allo studio hanno partecipato 213 donne portatrici di mutazione BRCA, con o senza Ca mammario, di età tra i 18 e i 70 anni e senza metastasi. Le partecipanti sono state randomizzate in due gruppi: 110 in quello d’intervento e 103 in quello controllo. A tutte sono stati richiesti campioni di sangue e visite antropometriche all’inizio e al termine della ricerca. Le donne del gruppo d’intervento hanno partecipato per 6 mesi ad attività nutrizionali teorico-pratiche con corsi di cucina, conferenze ad hoc e pasti comuni. I vantaggi dell’educazione a un corretto stile di vita sono emersi in modo evidente: sono migliorati tutti i parametri in studio, con una riduzione rispetto al gruppo controllo di peso, massa grassa, circonferenza fianchi, trigliceridi e IGF-1.
In particolare, la riduzione di IGF-1 è risultata associata alla riduzione del consumo di prodotti di origine animale.



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