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LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
21/09/2018, 10:41

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Obesità:-maggiore-il-rischio-di-osteoporosi-a-causa-del-grasso-che-intrappola-la-vitamina-D


 Rimane intrappolata nel grasso delle persone obese la vitamina D, l’ormone che aiuta le ossa a mantenersi in salute..



Rimane intrappolata nel grasso delle persone obese la vitamina D, l’ormone che aiuta le ossa a mantenersi in salute. Con l’obesità, dunque, il rischio di soffrire di osteoporosi rischia di impennarsi, almeno così si osserva nella popolazione maschile. A sostenerlo sono i risultati di una ricerca della durata tre anni e condotta da un’équipe coordinata da Carlo Foresta, ordinario di Endocrinologia e direttore dell’UOC di Andrologia e Medicina della Riproduzione dell’Università di Padova, in collaborazione con Andrea Di Nisio del Dipartimento di Medicina dell’ateneo patavino.
L’osteoporosi non è un problema solo femminile: dopo i 50 anni colpisce un uomo su 5, mentre nelle donne il rischio di osteoporosi è fortemente correlato alla menopausa, pertanto lo screening e la diagnosi per questa patologia sono una pratica clinica consolidata. Nel maschio invece non è stato individuato ancora il fattore di rischio scatenante, pertanto in Italia il 90% delle densitometrie per studiare la densità dello scheletro è appannaggio delle donne. «L’obesità è un fattore di rischio per l’osteoporosi - spiega Foresta - e noi abbiamo dimostrato che l’associazione tra obesità e osteoporosi nell’uomo può essere ricondotta alla riduzione dei livelli di testosterone e vitamina D, espressione di un’alterazione della funzione endocrina del testicolo. Dagli studi sperimentali effettuati è emerso, tuttavia, che la riduzione dei livelli circolanti di questi ormoni è determinata anche dal loro sequestro da parte dell’incrementata massa di cellule adipose nel soggetto obeso».
I ricercatori hanno infatti scoperto che il tessuto adiposo nel maschio obeso cattura il testosterone e la vitamina D circolanti nel sangue, che non vengono più liberati dai comuni meccanismi di rilascio, rendendo di fatto inefficaci questi ormoni. Agendo su cellule adipose coltivate in vitro, l’équipe ha dimostrato che nel soggetto obeso le alte concentrazioni di vitamina D inducono variazioni funzionali della cellula adiposa, favorendo l’ulteriore accumulo di lipidi e dell’obesità stessa. Inoltre, non tutte le tipologie di vitamina D possono essere intrappolate» avverte Foresta. «A scopo terapeutico si può scegliere il 25-idrossicolecarciferolo (calcidiolo o calcifediolo), ovvero formulazione di vitamina D meno adatta ad essere intrappolata nel tessuto adiposo».
Quindi, la stretta necessità di normalizzare i livelli plasmatici di testosterone e vitamina D nell’uomo obeso, al fine di prevenire e curare l’osteoporosi associata alla obesità, non va mai disgiunta da una stretta sorveglianza della somministrazione di questi ormoni per evitare che l’accumulo nel tessuto adiposo aggravi ulteriormente la disfunzione delle cellule adipose (adipociti), favorendo lo stato di obesità.



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