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LE CEFALEE

Responsabile Scientifico Canale Cefalee:
Dr.ssa Sheila Leone - Specialista in Farmacologia
15/06/2018, 17:14

celiachia, gluten free



Celiachia:-dieta-priva-di-glutine-non-fa-dimagrire-e-non-è-a-rischio-di-carenze


 In Italia soffrono di celiachia, ossia di infiammazione cronica dell’intestino scatenata dall’ingestione di un complesso proteico quale il glutine, quasi 200 mila italiani..



In Italia soffrono di celiachia, ossia di infiammazione cronica dell’intestino scatenata dall’ingestione di un complesso proteico quale il glutine, quasi 200 mila italiani certificati e, per qualche motivo ancora sconosciuto, le donne si ammalano con una frequenza doppia rispetto agli uomini. Ma il dato, secondo il ministero della Salute, sarebbe ampiamente sottostimato, con il sospetto che la malattia non sia stata ancora diagnosticata in quasi 500 mila persone, confermando il dato secondo cui circa 6 milioni di italiani consumano alimenti privi di glutine. Un numero assai maggiore di quello atteso sulla base dei dati epidemiologici, ovvero sommando i soggetti allergici, affetti da celiachia o dermatite erpetiforme e da sensibilità non celiaca al glutine (NCGS). Si tratta quindi di un fenomeno diffuso con conseguenze "originali" sul piano clinico e sociale. 
La celiachia è una malattia autoimmune incurabile, se non con l’eliminazione del glutine dalla dieta, causata dall’attacco del sistema immunitario all’intestino tenue, e si sviluppa solo in individui geneticamente predisposti. Al contrario la NCGS è un’intolleranza ad alcune proteine del grano, tra cui gli inibitori della tripsina, e sarebbe secondo alcuni esperti 6 volte più frequente della celiachia.
Nei celiaci il glutine scatena una reazione infiammatoria che danneggia i tessuti del piccolo intestino, determinando un malassorbimento degli altri nutrienti, con rischi per la salute a lungo termine e associazione con altre patologie quali diabete di tipo 1, dermatiti, osteoporosi, anemia, infertilità, cefalea, ecc. A questo esercito di pazienti si aggiungono quelli che lamentano appunto NCGS, circa il 6% della popolazione con sindromi gastrointestinali quali gonfiore, dolore addominale, diarrea e cefalea, ma senza veri danni ai tessuti intestinali per i quali può essere adatta una dieta che escluda la proteina incriminata. 
«Questa discrepanza è data dalla percezione errata che la dieta priva di glutine possa essere più "sana", indurre perdita di peso, fino a permettere migliori performance sportive» avverte il gastroenterologo Mauro Bruno dell’AO Città della Salute e della Scienza di Torino in occasione del 3° Congresso Nazionale della Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo (SINuC) di Torino. «In realtà nulla di tutto questo è mai stato dimostrato in letteratura, ed anzi vi sono solidi elementi per affermare che la dieta priva di glutine è più povera in fibre, acido folico, calcio ed altri minerali e più ricca in grassi saturi, sodio e calorie. Inoltre espone a un inutile esborso economico: l’Associazione italiana celiachia (AIC) ha infatti calcolato che ogni anno, in Italia, si spendono 105 milioni di euro in prodotti privi di glutine senza che ve ne sia una reale necessità clinica».
«Per qualche motivo è passata l’idea che il glutine faccia ingrassare e che, eliminandolo dalla tavola, faccia retrocedere l’ago della bilancia», spiega Maurizio Muscaritoli, presidente SINuC. «Concetto che nasconde un tranello, poco noto a chi non è abituato a leggere con la dovuta attenzione le etichette dei prodotti: i dolci gluten-free sono spesso più ricchi in calorie, zuccheri, sodio e grassi per compensare la mancanza della proteina e migliorarne sapore e consistenza». 
Resistono, a proposito di questa patologia, convinzioni ormai superate dalle attuali conoscenze scientifiche e che occorre assolutamente sfatare, spiega Bruno: «Per esempio, non è vero che si tratta di una condizione che riguarda tipicamente bambini e giovani adulti: fino al 25% delle diagnosi vengono poste dopo i 60 anni di età. O che la celiachia si accompagni ad un maggiore rischio di tumori. Studi recenti hanno ridimensionato le stime precedenti: la mortalità per neoplasia è sostanzialmente identica a quella della popolazione non celiaca. Errato anche credere che siano ammesse saltuarie trasgressioni alla dieta: la quantità di glutine in grado di provocare un danno istologico intestinale è inferiore a 50 mg, in pratica poco più di una briciola di pane.
«Il trattamento della patologia - ricorda Maurizio Muscaritoli, presidente SINuC - si basa su un regime dietetico che escluda in maniera assoluta e a vita il glutine: quindi grano certamente, ma anche frumento, segale, orzo, farro e kamut. Mentre sono permessi riso e mais, e i prodotti certificati per assenza di glutine ormai ampiamente disponibili in commercio e a carico del SSN. La novità è che la celiachia si manifesta sempre più in maniera camaleontica con sintomi atipici come l’anemia e la perdita di massa ossea, spia di un malassorbimento di nutrienti. Mentre in altri casi i sintomi sono dermatiti e alopecia, ossia perdita di capelli che solo dopo un lungo iter vengono ricondotti all’intolleranza al glutine». 
 



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