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SALUTE CHE FARE!

La salute è caratterizzata non solo dall’assenza di malattia,  ma anche da un equilibrio dinamico di benessere fisico, emotivo, sociale e intellettuale. Nutrizione e corretta educazione alimentare sono quindi basi fondamentali di questa armonia.

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PEDIATRIA E ADOLESCENTOLOGIA

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ADOLESCENTOLOGIA

ALLERGOLOGIA

Bambini allergici

Sono consapevole che ogni disturbo che affligge il proprio bambino sia motivo di ansia. 
Spesso “problemi comportamentali” (capricci, pianto frequente, disturbi simulati per richiedere attenzione su di sé) sono riferiti al pediatra come fossero reali di problemi di salute. Immagino, quindi, quanta preoccupazione provino i genitori quando il disturbo è effettivamente organico. 
Di fronte ad un bambino con il sospetto di allergia, il pediatra si deve prefiggere innanzitutto di far emergere le vere problematiche causate dalle allergie, distinguendole da quelle presunte tali.
La parola “allergia” è troppo spesso evocata in modo improprio per giustificare fastidi di cui non si riesce a trovare la causa. Una diagnosi “di comodo” di malattia allergica rischia di marchiare il futuro del bambino per tutta l’esistenza, condizionandone inutilmente l’alimentazione, le abitudini, gli stili di vita.
L’allergia ha sempre un rapporto temporale di causa-effetto tra comparsa di sintomi e contatto con la sostanza che li ha provocati. 
Per esempio, se dopo aver bevuto latte di mucca compaiono gonfiore al viso, orticaria e difficoltà respiratorie non c’è dubbio di essere in presenza di un’allergia a questo alimento; starnuti e prurito al naso quando si accarezza il gatto della nonna fanno pensare a un’allergia al pelo di questo animale, e così via. L’abuso indiscriminato del termine allergia porta spesso a confusione: “Il bambino andando all’asilo ha spesso mal d’orecchi. La soluzione proposta? Tolga il latte, perché ha un’intolleranza”. Per quale ragione?
E ancora: “Ha mal di pancia al mattino, prima di andare a scuola. Sarà la pizza che ha mangiato due sere prima”. Si va a cercare in farmacia, in erboristeria o addirittura in palestra un “test per le intolleranze alimentari”, che darà sempre un risultato positivo: una volta alla polvere di caffè, al seme di sesamo e alla carne di struzzo, un’altra al grano, al pomodoro, allo zucchero di canna, alla carne di montone o all’avocado, che il bambino peraltro non ha mai consumato.  Pazienza, intanto qualcosa si è trovato. 
Ma attenzione: non è così che si procede. L’allergia, quella vera, è una cosa seria e può comportare gravi disturbi, pertanto va sempre documentata attraverso un’accurata valutazione clinica. Il pediatra con la collaborazione dello specialista allergolo pediatra, quando serve, si dovrebbe sempre porre l’obiettivo di capire, in un rapporto di ascolto con il bambino o con il genitore, da quali contatti dipendono i disturbi e il tempo che intercorre con la comparsa dei disturbi; con questo approccio risulta più appropriato anche il modo per curarlo; con questo rapporto di ascolto oltre a migliorare la cura si aiuta il bambino e la sua famiglia a superare le tante ansie che le malattie allergiche possono procurare. 
Dopo tanti anni di attività professionale ho capito quanto sia importante condividere e superare le problematiche emozionali che la malattia è in grado di evocare. 
Così ha preso vita il libro grazie alla collaborazione di Giorgia Garberoglio, mamma giornalista. Le riflessioni che la mamma ha involontariamente fatto scaturire in me, non senza sensi di colpa, quando da “presuntuoso” specialista trascuravo le sue preoccupazioni di fronte ai disturbi che i test di provocazione causavano al figlio, sono state di fondamentale importanza. Da lei condotto per mano in questa avventura, spero che i suggerimenti e le raccomandazioni di carattere scientifico proposti possano arrivare con più facilità e chiarezza. 
Perché questo è anche il nodo della situazione: l’allergia è sulla bocca di tutti: ai giardini, davanti a scuola, per televisione. “Mio figlio tossisce solo di notte, quando si corica a letto”; “Mia figlia ha mangiato una mela e ha lamentato quasi da subito un forte prurito alla gola”; “Lorenzo, che allatto ancora al seno, vomita il mio latte, ma pare che non sia un problema di rigurgito”.
Non sono che alcuni spot di molteplici esempi. Sono frasi che si sentono sempre più spesso. Non solo come domande rivolte ai medici.
E parlare così spesso di allergia comporta sì una maggiore conoscenza del problema, utile agli allergici veri, ma anche ad un’omologazione nei comportamenti, ragione per cui sempre più spesso si fanno diagnosi con troppa facilità.
L’allergia è una malattia, che non va sottovalutata e nemmeno sopravvalutata. È diritto del bambino essere curato e seguito correttamente, soprattutto poi quando si parla della sua alimentazione.
Togliere latte e uova ad un bambino, ma spesso anche grano, nocciole, verdure e frutta che liberano istamina, quindi introdurre una dieta rigida in un momento dello sviluppo fondamentale – non solo fisico ma anche emotivo – va giustificata da una reale allergia.
Bisogna compensare e valutare i rischi e i vantaggi, studiare ogni caso e il suo impatto nella famiglia e nel suo microcosmo. Non bisogna lasciare soli i genitori di un bambino allergico grave. Nel libro si è cercato di sposare la scienza alla genitorialità, le informazioni pratiche a quelle scientifiche, le note di una mamma alle indicazioni dello specialista. Un lettore ci ha scritto sulla pagina Facebook del libro comunicandoci che è un libro “vero”. Un bellissimo complimento.


 


Pubblicato il 04/12/2015

A cura del Prof. Giovanni Cavagni - Allergologo Pediatra
www.giovannicavagni.it

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