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NEUROPSICHIATRIA INFANTILE E LOGOPEDIA

NEUROPSICHIATRIA

INFANTILE

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Anoressia nervosa

Nel 1973 Hilde Bruch ha individuato la triade sintomatica caratteristica dell’anoressia nervosa: rifiuto del cibo rilevante perdita di peso corporeo assenza di mestruazioni (amenorrea) ed alcune caratteristiche psicologiche comuni ai pazienti affetti da tale disturbo: distorsione della propria immagine corporea alterata percezione del senso di fame e di stanchezza sensazione di impotenza psichica e dipendenza. 
L’insorgenza si osserva generalmente nella prima fase adolescenziale, spesso dopo un evento stressante o una dieta restrittiva. L’eziologia può essere di natura biologica (per esempio disfunzione dell’ormone grelina che stimola l’appetito, disfunzioni tiroidee, familiarità), sociale (ripetuti feedback negativi in ambito familiare e sociale, appartenenza a specifici gruppi sociali e ad aree urbane metropolitane), psicologica (distorte comunicazioni intrafamiliari soprattutto non verbali, problemi relazionali, separazioni, lutti, abusi sessuali e fisici). 

Parametri culturali di bellezza sembrano avere un peso sostanziale nella prevalenza del disturbo nella popolazione femminile. Tra gli uomini è più frequente la errata percezione di se stessi (dismorfia muscolare), relativamente alla quale l’ideale è quello di apparire i più muscolosi possibile. L’anoressia nervosa è definita come una “sindrome culturale”, che registra la sua massima espressione nei paesi più progrediti industrialmente. 

Negli ultimi decenni si è assistito ad un progressivo e preoccupante aumento della prevalenza dei disordini alimentari che coincide con l’incremento del benessere economico e con le abitudini consumistiche tipiche delle società industriali. 
Le ragazze anoressiche mostrano un peculiare stile di pensiero e relazionalità, sono dotate di brillanti funzioni cognitive, raggiungono ottimo rendimento scolastico, sono obbedienti e perfezioniste, in difficoltà nel raggiungimento di una autonomia decisionale e da qui, alcuni sostengono, la scelta del comportamento anoressico come sfida e difesa. Attualmente si può assistere a fenomeni di contagio psichico con forme imitative e non generate da specifici meccanismi psicodinamici. Le ragazze affette da anoressia nervosa presentano marcato rifiuto a mantenere il proprio peso corporeo sopra la soglia minima prevista per età e statura. Per ottenere un totale controllo del peso si sottopongono a diete restrittive drastiche, condotte di eliminazione come vomito autoindotto e uso di lassativi, intensa attività fisica. Si struttura così una vera e propria alterata percezione delle dimensioni e della forma del corpo: pertanto, nonostante un evidente deperimento fisico importante, le ragazze con anoressia si vedono grasse e deformi. Il controllo del peso e delle circonferenze diventa un bisogno costante ed un pensiero ossessivo, sulla base del quale viene strutturata tutta la giornata e tutte le attività fisiche relative. In relazione a tali distorte valutazioni il livello di autostima, aumentato nelle prime fasi della patologia per l’iniziale calo di peso e magari per le positive reazioni dell’ambiente, poi però scende e si determina una costante insoddisfazione che spinge il soggetto a diminuire ulteriormente di peso. 
L’anoressia nervosa può quindi presentarsi: con restrizioni dietetiche (senza abbuffate o condotte di eliminazione) con abbuffate e/o condotte di eliminazione regolari (vomito autoindotto, abuso di diuretici e lassativi). 
È così possibile delineare diversi profili di pazienti: i cosiddetti “restricters” e “dieters” (perdita di peso con restrizioni dietetiche e diete fai-da-te) i cosiddetti “binge-eaters” (abbuffate di cibo) i cosiddetti “vomiters” e “purgers” (vomito autoindotto e lassativi per dimagrire). Nella sua evoluzione l’anoressia coinvolge funzioni psicologiche, neuroendocrine, ormonali e metaboliche. 
 
Manifestazioni associate ad anoressia nervosa possono riguardare: 
 
  • l’apparato cardiovascolare: ipotensione ortostatica, bradicardia, aritmie cardiache ventricolari, prolungamento dell’onda QT del tracciato elettrocardiografico (ECG) 
  • il distretto cutaneo: xerosi cutanea, gengiviti, fragilità e sfaldamento ungueale, acne, cheiliti, segno di Russel (formazione callosa a forma di moneta definita “nummulare” sul dorso della mano), ipertricosi (in particolare una peluria fine e morbida definita “lanugo”) 
  • il distretto endocrino: ipercortisolemia, carenza di estrogeni, diminuzione del T3 tiroideo, secrezione di ormone luteinizzante (LH) come in epoca puberale o prepuberale 
  • il distretto gastrointestinale: stipsi, dolori epigastrici (gastralgia) e addominali. 
 
Anche la tomografia computerizzata (Tc) può mostrare un aumento dei volumi ventricolari cardiaci. Inoltre, si possono manifestare diminuzione della densità ossea fino all’osteoporosi, deficit di zinco, ipoglicemia, iperazotemia, ipopotassiemia, ipocloremia, innalzamento del pH del sangue per eccesso di basi (alcalosi metabolica da vomito autoindotto), diminuzione del pH del sangue per eccesso di acidità (acidosi metabolica da abuso di lassativi), calo del desiderio sessuale e impotenza, frequenti cefalee, carie dentarie, diminuzione della capacità di concentrazione.  In ambito psichiatrico si possono verificare comorbilità con depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, fobia, disturbo da attacchi di panico, alcolismo e disturbi di personalità.  
 
Il trattamento dell’anoressia nervosa prevede un approccio multidisciplinare che comprende la cura del corpo e della mente: 
 
  • psicologico: psicoterapie individuali, familiari e di gruppo con tendenza a ricercare il significato della scelta del sintomo e forme di comunicazione intrafamiliare più autentiche ed equilibri meno precari nutrizionale, 
  • con rieducazione alimentare: interruzione del calo ponderale, miglioramento dello stato nutrizionale, ritorno a peso regolare e ad un normale modello alimentare 
  • farmacologico: vengono utilizzati, a seconda dei quadri clinici, antipsicotici atipici come olanzapina e risperidone, corticosteroidi quali prednisolone e desametasone, antidepressivi triciclici come amitriptilina; più discusso il ricorso ad antidepressivi inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) come fluoxetina. 
Qualora la situazione clinica mettesse a repentaglio la vita del soggetto, diverrebbe necessario il ricovero ospedaliero, che si rende utile ed indicato anche quando la situazione psicopatologica e/o le ripercussioni emozionali familiari siano tali da rendere insostenibile la permanenza in famiglia. 
Utile il ricovero anche qualora il luogo di residenza non offra accoglienza idonea alla presa in carico terapeutica. Alla paziente ospedalizzata potrà essere offerta psicoterapia, psicomotricità, attività scolastica, consulenza dietetica con relativo regime dietetico personalizzato.
 
     
A cura della Dr.ssa Ciocca Barbara
Neuropsichiatra Infantile
 
Pubblicato il 08/06/2015

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