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SALUTE CHE FARE  

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Tiroiditi











La tiroide è una piccola ghiandola del peso di circa 20 g situata nella regione anteriore del collo e formata da due lobi, destro e sinistro, collegati tra loro. La sua funzione è di produrre gli ormoni tiroidei, necessari per il corretto funzionamento di diversi processi fisiologici: regolazione del peso corporeo, frequenza del battito cardiaco, livelli di colesterolemia, forza di contrazione muscolare, condizioni della pelle, ritmo delle mestruazioni, stato mentale e molte altre funzioni. Gli stessi ormoni sono necessari anche per il normale sviluppo del cervello nel feto e nel bambino in età evolutiva e per la normale crescita corporea. 
L’attività della tiroide è regolata dalla quantità di ormoni circolanti e da due strutture cerebrali situate alla base del cranio e connesse tra loro, l’ipotalamo e l’ipofisi, che liberando l’ormone che rilascia la tirotropina (TRH) e l’ormone tireostimolante (TSH) sono in grado di controllarne la funzione. Per il corretto funzionamento della ghiandola è necessario anche un adeguato apporto di iodio, un metalloide presente nel cibo e nell’acqua, in quantità variabile in base alle diverse aree geografiche. Lo iodio viene assunto con l’alimentazione e la sua carenza determina un malfunzionamento della tiroide associato ad aumento anche notevole di volume (ipertrofia) del tessuto ghiandolare (gozzo). 
Ipertiroidismo
La tiroide colpisce spesso l’attenzione solo quando funziona troppo (produce in eccesso ormoni tiroidei,) o troppo poco. Quando la ghiandola rilascia troppo ormone nell’organismo è presente un quadro di ipertiroidismo: il paziente ipertiroideo si lamenta frequentemente di sentirsi nervoso, irritabile, iperattivo, intollerante al caldo, di mangiare molto dimagrendo con tendenza a presentare diarrea, palpitazioni, tremori, aumento della pressione arteriosa e, nella donna, disturbi mestruali. 
Ipotiroidismo
Quando invece gli ormoni tiroidei sono carenti si realizza il quadro dell’ipotiroidismo. A seconda del livello di deficit ormonale le manifestazioni cliniche saranno più o meno evidenti; il paziente ipotiroideo si sente sempre stanco e non riesce a svolgere le normali attività quotidiane; inoltre lamenta spesso intolleranza al freddo, stitichezza, aumento ponderale anche se l’appetito è ridotto, secchezza della pelle, perdita di capelli, dolori muscolari, gambe gonfie. 
Poiché tutti i sintomi appena descritti sono comuni a molte altre malattie, è compito del medico considerare anche le alterazioni della tiroide quale possibile causa di malessere da parte del paziente. 
Come molti altri organi, anche la tiroide può andare incontro ad infiammazioni, infezioni, tumori e quando ciò accade la sua capacità di produrre ormoni può risultare in parte o del tutto alterata con sintomi di ipotiroidismo o ipertiroidismo. Le tiroiditi, ovvero le infiammazioni che colpiscono la ghiandola tiroide, possono essere di diverso tipo e si distinguono in base alla causa e all’andamento clinico. 
Tiroidite acuta
Le tiroiditi acute, generalmente rare, sono causate da un’infezione batterica (batteri che inducono la formazione di pus o più raramente il bacillo tubercolare). Si registrano poi forme causate da traumi o da irradiazione locale (asettiche), che si manifestano con febbre, mal di gola sia spontaneo che stimolato dalla palpazione del collo e dalla deglutizione. In questi casi è l’infiammazione a determinare la liberazione di ormoni tiroidei, con quadri iniziali di ipertiroidismo, mentre con gli esami di laboratorio si osserverà un aumento degli indici infiammatori come la velocità di eritrosedimentazione (VES) e la proteina C reattiva (PCR). La forma batterica si cura con gli antibiotici, quella asettica con cortisone e ormoni tiroidei; la guarigione completa si osserva in genere dopo 2-3 settimane di cura. 
Tiroidite subacuta
Le tiroiditi subacute (tiroiditi di De Quervain) sono riconducibili ad un’infezione virale (da virus Coxachie, Echo virus o parotite) e si manifestano spesso dopo un’infiammazione delle alte vie respiratorie quali faringiti e laringiti. Si presentano con febbre, dolore al collo che aumenta con la deglutizione e si irradia alle orecchie, gonfiore (tumefazione) della ghiandola che diventa di consistenza dura con superficie irregolare alla palpazione. Nelle tiroiditi subacute iniziali è presente una fase transitoria di ipertiroidismo, che dura pochi giorni, seguita dal ritorno alla normale funzionalità. Queste forme si curano con farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans) e cortisone, ma il rischio di ricaduta è elevato. 
Una forma particolare di tiroidite subacuta è la tiroidite postpartum, che si manifesta qualche settimana o anche mesi dopo il parto; la caratteristica peculiare di questa forma è quella di non essere accompagnata da dolore. 
Tiroidite cronica
Le tiroiditi croniche sono le più frequenti e sono scatenate da meccanismi autoimmunitari (tiroidite di Hashimoto). In questo caso l’organismo produce autoanticorpi diretti contro la tiroide, l’infiammazione conduce alla progressiva perdita di tessuto ghiandolare funzionante che viene progressivamente sostituito da tessuto fibroso; la tiroide diventa molto piccola e incapace di produrre ormoni in quantità sufficiente. 
Le tiroiditi autoimmuni sono la causa più frequente di ipotiroidismo. La frequenza è maggiore nel sesso femminile, spesso si osserva familiarità (all’interno della stessa famiglia si possono registrare altri casi di tiroidite di Hashimoto o di malattie autoimmuni quali lupus eritematoso sistemico (LES), anemia emolitica, trombocitopenia, anemia perniciosa, ecc. A differenza delle altre forme di tiroidite, dove la febbre e il dolore segnano il quadro clinico del paziente, le tiroiditi croniche sono caratterizzate da un quadro più sfumato, spesso con decorrenza asintomatica. Il processo infiammatorio che nel frattempo coinvolge la ghiandola è in grado di compromettere in maniera irreversibile la capacità di produrre ormoni. In una fase iniziale si possono osservare sintomi da ipertiroidismo, ma successivamente si registra il declino dell’attività funzionale della ghiandola con quadro di ipotiroidismo sempre più marcato. La diagnosi si basa sul dosaggio ormonale che mostrerà una diminuzione degli ormoni tiroidei FT3 e FT4, incremento di TSH e positività degli anticorpi antitiroide (antitireoperossidasi e antitireoglobulina). Per completare la diagnosi può essere utile eseguire un’ecografia della tiroide, che mostrerà una ghiandola di volume ridotto. 
Una volta instauratosi il quadro di ipotiroidismo la terapia non può che prevedere la somministrazione dell’ormone mancante mediante una preparazione sintetica dell’ormone tiroxina. Il farmaco va assunto regolarmente tutti i giorni per compensare la ridotta secrezione ormonale della ghiandola e consentire al paziente ipotiroideo di condurre una vita normale. Le ricadute di ipotiroidismo sono per lo più causate da interruzioni volontarie della terapia sostitutiva da parte del paziente senza il parere del medico. Inoltre è importante ricordare che il soggetto ipotiroideo non trattato è particolarmente sensibile a farmaci che agiscono a livello psichico quali anestetici generali, oppioidi, barbiturici. La dose ottimale di farmaco viene raggiunta incrementando lentamente il dosaggio ed è stabilita per ciascun paziente in base a criteri clinici e ai valori di TSH nel sangue. 
La tiroxina è una sostanza fisiologica, presente in condizioni normali in tutti gli individui sani, che assunta a dosi adeguate non ha praticamente effetti collaterali, tanto da poter essere assunta anche in gravidanza e durante l’allattamento. Occasionalmente, specie all'inizio della terapia o in caso di iperdosaggio, possono manifestarsi sintomi cardiaci come palpitazioni o dolore toracico e crampi della muscolatura scheletrica. Il paziente in terapia può lamentare anche insonnia, diarrea, eccitabilità, mal di testa, vampate di calore, sudorazione, debolezza muscolare e perdita di peso. In questi casi è consigliabile, sempre su indicazione medica, la riduzione della posologia quotidiana o la sospensione del trattamento per alcuni giorni. Una volta raggiunta una dose di tiroxina adeguata, è sufficiente un controllo annuale con titolazione dei livelli di TSH. 
Mentre le cause ambientali di ipotiroidismo possono essere prevenute con l’assunzione di sale iodato, non esistono ad oggi misure per prevenire la tiroidite di Hashimoto, così come non esiste la profilassi della tiroidite acuta e subacuta. 
Tiroidite di Riedel
Esiste una forma molto rara di tiroidite di origine sconosciuta, la tiroidite di Riedel, caratterizzata da un processo infiammatorio che trasforma la tiroide in una ghiandola fibrosa di consistenza molto dura, ma soprattutto incapace di secernere ormoni. Spesso si manifesta con sintomi da compressione delle strutture vicine alla ghiandola, come l’esofago e la trachea, che fanno sospettare una neoplasia. In questo caso solo l’esame istologico può definire la diagnosi. 


Pubblicato il 10/03/2015
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