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SALUTE CHE FARE  

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Prevenzione primaria dell'emicrania











Si può considerare l’emicrania come una particolare risposta del cervello, forse geneticamente determinata, a fattori scatenanti (triggers) esterni ed interni per i quali sembra essere presente una più bassa soglia del dolore. Un trattamento di profilassi razionale dovrebbe mirare ad innalzare tale soglia, limitando al tempo stesso i fattori scatenanti e riducendo così il numero e l’intensità degli attacchi. È quindi necessario che nella profilassi primaria dell’emicrania i pazienti focalizzino la loro attenzione all’identificazione dei propri fattori ‘‘trigger”, in modo tale da evitarli. 
Essi non sono, di per sé, in grado di indurre sempre l’attacco e necessitano della presenza di altri cofattori per scatenare le crisi. Uno o più fattori scatenanti sono riferiti da una grande maggioranza dei pazienti emicranici (dal 64 al 90% dei casi), in particolare senza aura. I più frequenti sono lo stress e la tensione emotiva
Anche il cibo è considerato un fattore precipitante: molti soggetti ritengono che l’evitare determinati cibi sia sufficiente per ridurre la frequenza delle crisi. Tra i cibi che possono scatenare un attacco di emicrania ritroviamo formaggio, cioccolato, agrumi, cibi grassi e fritti, ma anche alcolici come vino e birra. 
Il meccanismo esatto che innesca queste forme di emicrania è ignoto; si ritiene, tuttavia, che esso possa essere riconducibile alla liberazione di serotonina dalla parete intestinale. Bisogna annoverare anche i fattori ormonali, i quali possono essere considerati sia come fattori predisponenti sia come fattori scatenanti. Anche il sonno prolungato o ridotto sono ritenuti possibili fattori scatenanti, così come la fatica e l’attività fisica. Luci fioche, molto forti o psichedeliche sono ritenute ulteriori fattori scatenanti dell’attacco, ma solo nei pazienti con emicrania senz’aura.


Articolo pubblicato il 06/05/2015

A cura della Dr.ssa Sheila Leone
Farmacologa
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