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SALUTE CHE FARE  

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Irritazioni da meduse, alghe tossiche, ricci, coralli











Inoltre nei nostri mari c’è stato uno spopolamento dei predatori delle meduse, come ad esempio le tartarughe, che spesso rimangono impigliate nelle reti dei pescatori.
Le meduse hanno tentacoli caratterizzati da nematocisti, piccole vesciche simili a ventose contenenti la sostanza velenosa, che se toccate irritano la pelle. Subito dopo il contatto si avverte una sensazione di dolore bruciante e poi di prurito. Fortunatamente le meduse del Mediterraneo sono poco pericolose e provocano solo reazioni nel punto di contatto, ma incappare in un branco di meduse ed essere colpiti su una vasta area del corpo può essere pericoloso. In caso di puntura di medusa, la prima cosa da fare è non farsi prendere dal panico. Una volta fuori dall’acqua verificare che non vi siano parti di medusa rimaste attaccate alla pelle. In questo caso devono essere tolte. Nell’immediato far scorrere acqua di mare e non acqua dolce sulla parte infiammata può dare beneficio. Evitare, invece, di grattarsi o di strofinare la sabbia o ricorrere a medicazioni estemporanee con ammoniaca, aceto, alcol o altri rimedi fai da te: non si fa altro che peggiorare la situazione. La medicazione corretta va fatta con l’applicazione di gel astringente al cloruro d’alluminio, che ha un’immediata azione antiprurito e blocca la diffusione delle tossine. L’impiego di creme al cortisone o contenenti antistaminico non è indicato, perché questi farmaci entrano in azione dopo 30 minuti dall’applicazione, cioè quando il massimo degli effetti sono già passati naturalmente. Se invece si evidenzia una reazione cutanea diffusa e si presentano difficoltà respiratorie, pallore, sudorazione e disorientamento, la cosa migliore è chiamare il Pronto Soccorso.
Un altro imprevisto che può verificarsi durante la villeggiatura al mare è l’intossicazione da alga tossica. Da alcuni anni le coste italiane sono state infatti invase anche da una microalga, l’Ostreopsis ovata, caratteristica dei climi caldi e tropicali, che vive legata alle comuni alghe degli scogli. Diviene tossica quando fiorisce, particolarmente in estate. La fioritura, e quindi la tossicità, purtroppo arriva improvvisa e non è prevedibile più di tanto. L’alga tossica può trovarsi in milioni d’esemplari nell’acqua e gli spruzzi sugli scogli producono una specie di aerosol contenete le microalghe, che viene respirato e che entra in contatto con la bocca e con gli occhi. Le alghe presenti sono così in grado di scaricare le tossine sui tessuti e parte delle tossine verranno assorbite dal sangue causando una serie di sintomi quali, difficoltà respiratoria, tosse, vertigini, starnuti e secrezione mucosa dal naso, febbre fino a 38 gradi, mal di testa, nausea, vomito, diarrea, irritazione e bruciore agli occhi. Tutti questi sintomi passano in 24 o 48 ore in modo spontaneo. Ma se si pensa di essere stati colpiti dall’alga tossica, bisogna allontanarsi dalla riva, sciacquare bocca, naso e occhi con acqua dolce ripetutamente e portarsi all’ombra in luogo ventilato. Il giorno dopo tutto potrebbe essere passato. Se i sintomi, che ricordano l’influenza, sono eccessivi occorre rivolgersi alla guardia medica. Poiché non vi sono cure specifiche la miglior difesa è quella di attenersi alle ordinanze di non balneazione delle autorità marittime che monitorano regolarmente le acque costiere alla ricerca dell’alga tossica.
Anche i ricci di mare possono rivelarsi una minaccia se vengono calpestati o toccati. Questo organismo marino, abitante delle acque basse, è rivestito da aculei che conficca come chiodi nella pelle di chi malauguratamente lo colpisce. In questo caso, si prova un dolore immediato, ed è inoltre molto difficile estrarre il frammento di aculeo. L’aculeo è formato da lamelle che si oppongono all’estrazione conficcandosi sempre più nella pelle. È consuetudine tentare di estrarre gli aculei mediante una pinzetta, ma i risultati sono scadenti e a volte peggiorativi. Dopo qualche giorno dall’incidente, intorno alla zona di penetrazione può formarsi un arrossamento doloroso e a volte purulento che richiede l’intervento del medico. Poiché tuttavia la puntura di riccio non trasmette alcun veleno, si può attendere che avvenga l’espulsione spontanea, ci vogliono di solito 20-30 giorni, e nel frattempo può essere utile applicare sulla parte una pomata a base di ittiolo, che ne favorisca la fuoriuscita.
La fauna marina arricchisce i fondali con colori e forme uniche e indimenticabili, purtroppo però alcune specie possono essere fonte di pericoli. Alcuni coralli, ad esempio, possono essere pericolosi per l’uomo, se incautamente toccati. Il corallo tossico più conosciuto è quello chiamato ‘Corallo di fuoco’ o Millepora dichotoma non perché sia rosso ma perché provoca vere e proprie ustioni della pelle. Questo corallo non è presente nel Mediterraneo, ma è diffuso in zone turistiche come il Mar Rosso, le barriere coralline dell’Oceano Indiano, delle coste brasiliane e dell’Australia. Si tratta di un particolare corallo rivestito nella parte terminale di una peluria poco visibile. Se sfiorato, un po’ come le meduse, inietta nella pelle la sua tossina. Al contatto si percepisce un forte senso di bruciore, poi compaiono arrossamento e gonfiore. Ciò che preoccupa però è che il veleno del Corallo di fuoco ha un’azione neurotossica che può provocare disorientamento. Questo è un rischio per chi si trova in immersione con le bombole perché può impedirgli di eseguire le corrette manovre di risalita. Per evitare problemi con il Corallo di fuoco, è opportuno prima di immergersi informarsi sulla sua eventuale presenza. Per la reazione cutanea si opera come se si trattasse di un contatto con le meduse, è necessario sciacquare con acqua di mare e applicare un gel astringente al cloruro d’alluminio.



Pubblicato il 07/07/2015

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Un tuffo in mare e una bella nuotata sono sinonimo di vacanza e di riposo, purtroppo però, incontri spiacevoli possono rompere la serenità del momento e creare diversi problemi. 
Le meduse sono gli organismi che si incontrano più frequentemente in mare e, soprattutto in questi ultimi anni, sembra che siano particolarmente diffuse. 
Sulle cause della diffusione di questi organismi negli ultimi anni ci sono ipotesi diverse. Le meduse si spostano con le correnti marine e quindi il loro aumento non è dovuto tanto al calore dell’acqua che le fa moltiplicare quanto alla variazione delle correnti determinata dai cambiamenti climatici.  
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