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La Genziana
















Benché non esistano studi scientifici al riguardo, la medicina popolare la consiglia come tonico per il trattamento dell’anoressia o più in generale della disappetenza e dei disturbi digestivi. La gentiopicrina, un altro glicoside presente in quantità rilevanti nella genziana, è noto per essere stato impiegato in passato come antimalarico. È comunque sconsigliabile raccogliere i fiori o le radici di genziana per un utilizzo “casalingo”, in quanto diverse specie sono attualmente protette e la pianta può talvolta essere confusa con il Veratrum album, un’altra specie erbacea che vive negli stessi habitat, ma caratterizzata da effetti tossici.


A cura di Riccardo Graziosi
Biotecnologo Industriale

Pubblicato il 08/06/2015

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Facilmente riconoscibile per il suo bel fiore, solitamente dalla forma “a trombetta” e di colore blu o talvolta giallo, questa pianta erbacea è diffusa in buona parte delle regioni alpine temperate di Asia, Nord America ed Europa, incluse le nostre Alpi e Dolomiti. Appartengono al genere Gentiana diverse centinaia di specie, le più comuni delle quali hanno trovato da tempo applicazioni farmacologiche e fitoterapiche, oltre che alla preparazione di bevande digestive.
La parte storicamente più usata è certamente la radice, in forma essiccata, ma anche le parti aeree possono essere impiegate fresche, soprattutto di G. lutea, la specie contraddistinta da una vistosa corolla di fiori gialli. I composti più caratteristici sono i glicosidi dal forte potere amaricante come l’amarogentina, responsabili del particolare aroma della genziana e del suo diffuso impiego nella preparazione di amari e liquori digestivi. 
Sono quindi noti i suoi effetti eupeptici in grado di favorire la buona digestione, dovuti sia all’aumento della motilità gastrica sia alla stimolazione della secrezione cloridopeptica. La genziana veniva, comunque, impiegata anche come lassativo e come blando disinfettante per la cute. 
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