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Arteriosclerosi











Spesso i termini arteriosclerosi e aterosclerosi sono usati come sinonimi, purtroppo commettendo un errore.
Con il termine arteriosclerosi si intende un indurimento della parete vasale delle arterie per diversi motivi: aterosclerosi, deposito di calcio sulle pareti interne delle arterie (sclerosi calcifica mediale di Möncheberg) o arteriolosclerosi (indurimento delle arterie di calibro inferiore o arteriole).
Con il termine di aterosclerosi, invece, si intende la formazione di placche (ateromi) formate da grassi o lipidi (soprattutto colesterolo), proteine e materiale fibroso che si accumulano all’interno delle pareti arteriose di grande e medio calibro come le coronarie, le carotidi, le femorali, l’aorta e l’arteria polmonare. L’aterosclerosi è la forma più diffusa di arteriosclerosi (per ulteriori informazioni è possibile consultare la scheda di approfondimento Aterosclerosi) il principale fattore predisponente della quale, oltre a quelli genetici, è la sindrome metabolica.
In questo caso la malattia non è causata dal deposito dei lipidi, ma dalla proliferazione anomala di alcune cellule della parete endoteliale interna (tonaca intima) delle arterie a diretto contatto con il sangue e della tonaca media formata da muscolo liscio; l’ispessimento che ne deriva provoca un restringimento delle arteriole. La maggiore predisposizione si registra in soggetti colpiti da ipertensione e diabete mellito.
La sclerosi calcifica di Mönckeberg, invece, è caratterizzata da depositi di calcio a livello della tonaca media delle arterie, soprattutto quelle muscolari di medie e piccole dimensioni, con formazione persino di tessuto osseo.

Pubblicato il 12/01/2015
A cura di Roberta Testa
Biologa




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